Incontrando Stefano… quando la dislessia non è solo “il disturbo”

Condivido con voi questo episodio di vita vissuta, ma che in buona sostanza ha segnato l’inizio del progetto PcInTasca Dislessia. Ancora una volta le esperienze, anche quelle negative, si configurano come opportunità che dobbiamo soltanto saper cogliere. Ma partiamo dall’inizio. Era il lontano 2011 da poco ero stato nominato referente per i DSA (la legge 170 aveva appena un anno). Erano più o meno le dieci di un martedì mattina, la campanella della terza ora era suonata da una decina di minuti e, avendo un’ora buca, mi stavo avviando verso la segreteria quando in fondo al corridoio lo vedo che vaga un po’ disorientato. Dalla “stazza” sembrava proprio un alunno di prima con a tracolla una borsa più grande di lui. Mi si stringeva il cuore nel vedere come un alunno appena arrivato alla scuola media si permettesse il lusso di andare a zonzo per i corridoi come un “veterano” dell’istituto. Non potevo starmene zitto, far finta di niente, in fondo ero un insegnante e le regole dovevo farle rispettare. Ma c’è modo e modo per farlo… io avevo scelto il più “intimidatorio”. Lo aspetto alla fine del corridoio, ma lui sembra neanche vedermi, talmente assorto nel suo dolce far niente. “Ehi, ragazzino!!! Come ti chiami? Dove vai in giro per la scuola? Perchè non sei in classe?” lo ammonisco con tono decisamente autoritario. “Buongiorno, mi chiamo Stefano. La mia classe è in palestra, ma io non so dove lasciare il mio computer che dentro ha i programmi per dislessici. Io sono dislessico”.

In quel momento mi si è gelato il sangue, avrei voluto tornare indietro ed “evitare” quel tono nei confronti di Stefano. Cercai, allora, di offrire aiuto a Stefano: il computer poteva affidarlo a me, l’avrei custodito al sicuro e glielo avrei riconsegnato al termine della lezione di ginnastica. Stefano mi ringraziò e corse verso la palestra.

Mi bastarono quegli intensissimi trenta secondi di conversazione con Stefano per capire quanto poco sapevo del carico psicologico che ogni giorno si devono portare a scuola gli alunni con disturbo specifico di apprendimento. In un istante si è materializzata tutta l’ansia, lo “star male a scuola” e il disagio che possiamo, noi grandi, “infliggere” a dei ragazzini che, malgrado le difficoltà, cercano di farcela. Il prendere coscienza di come lo “star bene a scuola” sia condizione indispensabile per il raggiungimento del successo formativo, mi ha portato a riflettere sul “vissuto” di Stefano e mi ha fatto comprendere la necessità di rispondere in qualche modo ai bisogni anche pratici di questi ragazzi. Sì, perchè noi “grandi” abbiamo stabilito che il pc è indispensabile per Stefano ,quindi ne abbiamo comprato uno (magari costoso) e glielo abbiamo messo a tracolla…, così, con la presunzione di credere che “con il pc andrà bene a scuola”.

Ecco quindi come nasce il progetto PcInTasca Dislessia. Dopo l’incontro con Stefano mi è tornato in mente un articolo letto qualche anno prima su una rivista di PC, si parlava di un software da avviare da una pen drive USB che permetteva di utilizzare dei programmi senza necessariamente doverli installare sul computer. Reperito il software attraverso le comunità 2.0 attive su Internet cominciai a testare una serie di programmi che generalmente venivano indicati come utili per lo studio degli alunni con DSA.  Dopo numerose sperimentazioni, sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo: non più computer a tracolla, ma una piccola usb da portare dentro all’astuccio o addirittura in tasca con tutti i programmi che servono. Almeno l’asfissiante “mi raccomando che il pc è costato un sacco di soldi” ce lo siamo tolto dai piedi… e non è poco.

 

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